Un settore in piena trasformazione

Il biometano è diventato una delle tecnologie chiave della transizione energetica italiana.
Negli ultimi anni, grazie alle politiche del PNRR, ai nuovi decreti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e al ruolo del GSE, il settore ha visto una crescita senza precedenti.

Non si tratta solo di impianti o numeri: il biometano è oggi una leva strategica per ridurre le emissioni, valorizzare i rifiuti e rafforzare l’indipendenza energetica nazionale.
Dopo il primo ciclo di incentivi legato al PNRR, il Paese si prepara a un nuovo capitolo di sviluppo, che segnerà la maturità del settore.

Dalle misure del PNRR al nuovo piano nazionale

L’Italia è stata tra i primi Paesi europei a recepire gli obiettivi del piano REPowerEU, che punta a raggiungere 35 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030.
All’interno di questo quadro, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha dedicato una misura specifica alla crescita del biometano, inserita nella Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, componente 2, investimento 1.4.

Questa misura ha permesso di avviare un primo ciclo di bandi dedicati alla:

  • realizzazione di nuovi impianti,

  • riconversione di impianti biogas esistenti,

  • diffusione di pratiche agricole sostenibili,

  • promozione dell’economia circolare nel settore energetico.

Grazie a questi strumenti, in soli due anni sono stati ammessi 298 progetti, di cui 148 già finanziati in conto capitale, con un totale di 1,7 miliardi di euro assegnati.


Il D.M. 15 settembre 2022: la svolta normativa

Il Decreto Ministeriale del 15 settembre 2022 ha rappresentato il primo passo concreto verso un sistema strutturato di sostegno al biometano.
Questo provvedimento ha stabilito due linee principali di incentivo:

  1. Contributo in conto capitale, fino al 40% delle spese ammissibili, per la costruzione o la riconversione di impianti;

  2. Incentivo in conto esercizio, ossia una tariffa incentivante sulla produzione netta di biometano immesso nella rete del gas naturale.

Le tariffe vengono definite tramite procedure competitive (aste) e variano in base a:

  • tipologia di impianto (agricolo o rifiuti),

  • capacità produttiva,

  • riduzione percentuale offerta dal proponente.

Il meccanismo è pensato per premiare l’efficienza e garantire un utilizzo ottimale delle risorse pubbliche.


Cinque bandi, un solo obiettivo

Il D.M. 2022 ha previsto cinque procedure di asta a cadenza annuale, ciascuna con contingenti di 400–500 milioni di metri cubi di capacità produttiva.
La quinta asta, conclusa nel 2025, ha assegnato il 95% del contingente previsto, dimostrando l’altissimo interesse del mercato e la solidità della filiera italiana.

Nonostante l’esaurimento dei fondi disponibili, il successo dell’iniziativa ha convinto il MASE e il GSE ad annunciare un nuovo ciclo di incentivi in arrivo entro fine 2025, con l’obiettivo di raggiungere 5,7 miliardi di metri cubi di biometano annui entro il 2030, come previsto dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima).


Il nuovo ciclo di incentivi: continuità e innovazione

Il nuovo schema post-PNRR prevede di mantenere le due componenti principali — conto capitale e conto esercizio — ma con alcune novità strategiche:

  • Contratti per differenza (CfD): uno strumento che garantisce un prezzo minimo di riferimento al produttore, compensando le fluttuazioni del mercato.

  • Semplificazione autorizzativa: per accelerare la realizzazione dei nuovi impianti e la riconversione di quelli esistenti.

  • Premialità ambientali: incentivi maggiori per chi adotta tecnologie a basse emissioni o valorizza sottoprodotti agricoli locali.

  • Digitalizzazione e tracciabilità: l’introduzione di piattaforme per monitorare la produzione e certificare la sostenibilità del gas rinnovabile.

L’obiettivo è duplice: garantire continuità agli investimenti e rafforzare la filiera nazionale del biometano.


Biometano agricolo: il cuore del sistema

Tra i protagonisti del nuovo piano ci sono le imprese agricole, che rappresentano la base produttiva più coerente con la filosofia del biometano.
Gli incentivi sostengono gli agricoltori che investono in impianti di digestione anaerobica, garantendo una doppia valorizzazione:

  • economica, grazie ai ricavi della vendita di energia;

  • ambientale, grazie alla riduzione delle emissioni e all’uso del digestato come fertilizzante naturale.

Con la diffusione del Decreto Direttoriale n. 99 del 28 febbraio 2025, sono diventate operative le nuove regole applicative per accedere ai contributi.
Il budget di 193 milioni di euro finanzia interventi che favoriscono:

  • la minima lavorazione del suolo,

  • la riduzione dei fertilizzanti chimici,

  • la distribuzione a basse emissioni del digestato,

  • la creazione di poli consorziati per il trattamento centralizzato.

Questi poli consorziati rappresentano una delle innovazioni più interessanti del modello italiano: uniscono più imprese agricole in una gestione collettiva dei residui organici, migliorando efficienza, logistica e sostenibilità.


Il ruolo del GSE

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) è l’ente pubblico responsabile dell’attuazione operativa degli incentivi.
Il suo compito è garantire trasparenza, tracciabilità e controllo in ogni fase: dall’ammissione dei progetti al monitoraggio della produzione, fino all’erogazione delle tariffe incentivanti.

Il GSE gestisce le procedure competitive, assegna i contingenti e monitora i risultati.
Con il nuovo ciclo di incentivi, si prevede un rafforzamento del suo ruolo anche in termini di supporto tecnico e consulenziale alle imprese, per accompagnare la nascita di nuovi impianti sul territorio.


Il potenziale economico del nuovo ciclo

Secondo le stime del MASE e del GSE, il nuovo piano potrebbe mobilitare oltre 10 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2030.
Ogni euro pubblico investito ne attiva almeno quattro di capitale privato, generando un moltiplicatore economico significativo.

Inoltre, si prevede la creazione di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti nelle aree rurali e industriali, con ricadute positive sull’intera filiera agricola e tecnologica.
Il biometano non è quindi solo un’energia pulita: è anche una leva di sviluppo economico e territoriale.


Biometano e industria: un binomio in crescita

Un aspetto emergente riguarda l’utilizzo del biometano nei settori industriali “hard to abate”, cioè quelli difficili da elettrificare:

  • ceramica,

  • vetro,

  • siderurgia,

  • alimentare,

  • chimica.

Per queste filiere, il biometano rappresenta un sostituto immediato e concreto del gas naturale, compatibile con le attuali infrastrutture e con standard di purezza elevatissimi.

La sesta asta in programma nel 2026 potrebbe includere contingenti riservati all’industria, favorendo contratti a lungo termine tra produttori di biometano e grandi consumatori energetici.


Una filiera in espansione

Il sistema italiano del biometano si sta strutturando lungo una filiera completa e integrata:

  • fornitori di tecnologia e componentistica,

  • società di ingegneria e permitting,

  • produttori agricoli e industriali,

  • gestori di rete e distributori,

  • enti pubblici e istituzioni finanziarie.

Questa filiera, ancora giovane, sta crescendo in modo coordinato.
Il risultato è una rete capillare di competenze che consolida la leadership italiana nel Mediterraneo e in Europa.


Metares: una visione coerente con il futuro

All’interno di questo quadro, Metares si colloca come un partner tecnico e industriale allineato con gli obiettivi del nuovo ciclo di incentivi.
L’azienda sviluppa progetti di biogas e biometano seguendo un approccio integrato:

  • analisi e valutazione dei siti,

  • due diligence tecnico-ambientale,

  • progettazione e autorizzazioni,

  • costruzione e gestione operativa.

In collaborazione con Mecon Renewable, Metania e Fondo Tages, Metares sta già realizzando impianti innovativi in Puglia e Basilicata, due regioni strategiche per lo sviluppo della bioenergia.
L’obiettivo è chiaro: trasformare il potenziale territoriale in energia pulita, valore economico e occupazione sostenibile.


I vantaggi competitivi per chi investe

Le imprese che scelgono di entrare nella filiera del biometano oggi possono contare su vantaggi concreti:

  • incentivi stabili e pluriennali,

  • accesso agevolato al credito verde,

  • premi ambientali per il rispetto dei criteri di sostenibilità,

  • valorizzazione del digestato come fertilizzante certificato,

  • integrazione con l’agricoltura di precisione.

Inoltre, la possibilità di stipulare Power Purchase Agreement (PPA) e Gas Purchase Agreement (GPA) a lungo termine con aziende energivore garantisce una stabilità economica che rende il settore ancora più attrattivo per investitori istituzionali e fondi infrastrutturali.


Le prospettive al 2030

Guardando ai prossimi anni, le proiezioni indicano una crescita costante della produzione nazionale.
Il raggiungimento dei 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030 è un traguardo realistico, grazie alla combinazione di:

  • incentivi efficaci,

  • maturità tecnologica,

  • solidità degli operatori,

  • interesse crescente da parte del mondo agricolo e industriale.

Con una gestione attenta e una pianificazione strategica, il biometano può diventare una componente strutturale del mix energetico italiano, contribuendo in modo tangibile alla decarbonizzazione e alla sicurezza energetica.


Sfide e priorità

Non mancano tuttavia le sfide:

  • accelerare le autorizzazioni regionali,

  • assicurare tempi certi per la connessione alla rete,

  • potenziare le infrastrutture di trasporto e stoccaggio,

  • promuovere campagne di comunicazione e formazione tecnica.

Solo un approccio coordinato tra istituzioni, imprese e cittadini potrà garantire il pieno successo della filiera.
Il biometano è un’energia “di sistema”: richiede competenze multidisciplinari, responsabilità condivisa e una visione di lungo periodo.


Conclusione: un’occasione da non perdere

Il nuovo ciclo di incentivi per il biometano rappresenta una delle più grandi opportunità di innovazione energetica e industriale per l’Italia.
Non si tratta di una politica temporanea, ma di una strategia strutturale che integra sostenibilità, economia circolare e crescita territoriale.

Metares, insieme ai propri partner tecnologici e finanziari, è parte attiva di questo cambiamento: contribuisce a costruire impianti moderni, efficienti e pienamente conformi ai nuovi standard ambientali.

L’Italia dispone di tutte le condizioni per diventare un hub europeo del biometano: competenze tecniche, risorse agricole, capacità industriale e una forte volontà di transizione.
Il futuro, questa volta, è davvero a misura di territorio e di ambiente.